Da “Passatopresente” (Milano 1983)

La nuova Arcadia

Il monte 

è piombato su animali

e muse

e il cemento ha cancellato

i segni.

Il flauto suona

associato a stridore

di macchina che

macinando parole

vomita inquietudine.

L’uomo sfugge il suo simile

e non diviso

il pane ammuffisce.

 .

Le bianche case di Tunisi

 Nel sogno di eucalipti

che chiome opulente

scuotono di benessere

il respiro,

le bianche case di Tunisi

riflettono un sole

non ancora malato.

Qui c’è ancora chi prega

per l’unione dei popoli

e non sa che al mio paese 

si studia il contrario.

Sarebbe grande cosa

pregare il tuo pregare,

ma una cosa divide,

fratello, il mio dire 

dal tuo pane

venduto con devozione

ai semafori berberi:

quelli che altri chiamano

con un nome vuoto: solidarietà.

 .

 Il castello di Melegnano

 Mura scalcinate

proiettano d’estate

ombra antica

sollievo del vecchio

e pena del ricordo

della sua giovinezza.

Alitare di giganti

guerrafondai

d’inverno traspira

dalle finestre senza imposte

mentre uccelli anonimi

padroneggiano le camere

abbandonate.

Bello nel tramonto

ammantato di edere

e sorretto da scheletri

di noci

il castello di Melegnano

si popola di giovani 

che del delirio del giorno 

attendono la fine.

.

Da “Eco Silente” (Campus, Milano 1985)

 Sempre inedito

Il braciere succhia

ai piedi l’ultimo palpito

 e non scalda la sera

se è fatto silenzio.

“Quand’ero giovane…”  

Al monte belano

le prime erbe

e i sudori parlano

d’infiniti sudari.

Bigoncia che fiata

di stamigna.

Sempre inedito

passo al focolare.

Sempre stanco

il focolare

            inedito.

 .

Icaro

Volo al cielo

per colpire l’ultimo sole

e libero alla musa

cedo il fiato

a carenare nuove chiglie.

Alato per contrade

ritrovo il mito

e sostenuto al passo

mi sbotta l’ansimo

per l’assòlo.

Il mare mi accoglie

obliterato.

Vivo per un senso 

                      di riguardo.

.

Piovasco

Il vetro della finestra

appende la testa

alla ventosa del naso

con lo sguardo inviluppato

nel vapore

di rarefatte cose.

Il cielo sconquassa

e l’effluvio traccia

il bersaglio.

Palpiti d’acqua

in sospensione di sole

ed è iride che traguarda

il sentimento ripetuto

della lesena.

 .

Da “Sembiante” (Prometheus, Milano 1991)  

 Vienna

L’altare asburgico

sacrificato al presente

frantuma l’anima

di strade stantie.

Assiderato calpestare

starnazza il barocco

una storia impagliata.

.

Stonehenge

Le geometrie collimate

nel solstizio di nuovi

teoremi ci fanno pronubi

in un cerchio di sassi

ammontonati.

Al baccanale druido

s’ergono falli di pietra

con promesse di verità

giurate in nuova luna;

ora che il battistrada

di una scarpa

ci ha lasciati infine

noi.

 .

 Lo sciallo

Le rughe di ogni tempo

e le miserie

con le spalle e il capo

avvolte lo sciallo

eleva le mie donne

a rango di marie.

Di estremo razionale

fatto bandiera

il suo ostentare di lutti

antichi e nuove gelosie

esacerba gli animi

dei nuovi paladini

e riempie le bocche

di rigore opposto.

 .

Da “Tra la sella e l’infinito” (Prometheus, Milano 1994)

 Il lentisco

Se pianta esiste a condizionare

di ogni vivo l’esistenza

la mia è il lentisco

consumato spalleggiatore

dei sentieri delle mie contrade.

Medicina mi sei pianta

che mi rimuovi e mi celi

per gli anfratti di Val Dèmone

a patire il dolore del tempo

che qui mi prende

come il tuo acre

e mi rinnova a vita antica.

È l’oblio che nuovo ora

ridesta la città di Apollo

i nomi immemori che grevi

aleggiano e frammenti

si stagliano sui calcari.

Che ora Androne di Frasia

muto vigile scuote dal sonno

e tutta la valle intona

d’arme e di campane.

Resinoso mi inondi

del tuo aroma e dimentico

mi rendi del gravoso presente.

 .

Una ruga

È una sgommata 

che gli anni frettolosi 

lasciano in pegno

il morso dell’inevitabile

tagliola che il tempo

ti lascia

ogni volta che sfuggi.

È il sole che scava

il senno alla radice

l’angoscia per un figlio

che s’attarda

una semplice ruga.

 .

Imponderabile

Imponderabile il fiocco

scende in volute nuove

quasi tocca il suolo

risale

si ferma a mezz’aria

sospeso

mi spia dalla finestra

poi lento ridiscende

sul manto

bianco s’annulla.

 .

Da “Canto del mio dire” (Prometheus, Milano 2008)  

Canto

Canto del mio dire

che suggerisci forme

d’aria e di fuoco,

vive nell’occhio

spente nel cuore.

Canto del mio dire

che infinito carme

preso dal mare

porti la sera

dove il ritorno è duro.

Dire del mio canto

non rimuove i silenzi

fissi nella gola,

letti sui giornali,

urlati negli occhi

a chi illuso del potere

più non vede il sole

che grande sorge

e tramonta vecchio.

E io canto Maria

perché l’animo gentile

loda la sposa.

E dire che io canto.

 .

Diogene

Che senso ha cercare l’uomo

se l’uomo si è perso

nei labirinti della memoria.

Salito sul carro del tempo

si è dimenticato che

gli anni futuri sono il presente

con la pena del passato.

Perduto il passato

perduto il presente;

il futuro sarà assente.

 .

Vecchiaia

È una malattia la vecchiaia

che medicina non cura.

Sono gli anni passati

che hanno scavato la pelle,

hanno svuotato le ossa;

hanno stracciato

con perfida attenzione

il vestito della memoria.

– Ogni giorno che torniamo a casa

è un giorno guadagnato.

– Ogni giorno che un vecchio

si sveglia, è un giorno rubato.

Al vaglio largo degli anni

restano i più grossi.

Quelli che poi vanno portati

sottobraccio, che imprecano

per non essere già trapassati.

Quelli che ridono e ridono

per un burattino che si agita.

Che piangono per una differenza

fatta con i bambini.

                       FINE